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Non è semplice presentare la Polizia Locale.
Le recenti riforme
istituzionali, ultima delle quali, ma non certo di minore importanza, la
riforma del titolo V della Costituzione, hanno attribuito ai Comuni una
serie di compiti, funzioni e servizi prima di esclusiva competenza dello
Stato centrale ed oggi transitati alle amministrazioni civiche in quanto
più vicine ai bisogni della gente. In questo "inarrestabile movimento
verso il cittadino" la Polizia Locale si trova a svolgere un ruolo
da protagonista, a mezza via tra i compiti più tradizionali di
"vigilanza" - intesa come prevenzione e repressione dei comportamenti
illeciti - e di collaborazione partecipata con il cittadino.
Il Corpo della Polizia Locale, in una realtà democratica dove la
pubblica Amministrazione non è più la divinità infallibile, ma un centro
di funzioni che serve a dare risposte ai bisogni del cittadino, diventa
allora uno strumento per raccogliere i bisogni della collettività e
restituire alla cittadinanza servizi adeguati, professionalmente di
elevatissimo livello qualitativo, per rispondere alle molteplici
esigenze che si presentano nel vivere quotidiano.
Piccoli e grandi
bisogni: dall'informazione all'automobilista alla spiegazione dei
servizi; dal servizio di sicurezza all'entrata ed all'uscita delle
scuole alla prestazione di soccorso ed ai rilievi in caso di incidente
stradale; ma ancora: protezione dai reati, prestazioni di protezione
civile; vigilanza sull'ambiente, sulla correttezza commerciale, sulla
regolare edificazione di fabbricati. Si tratta, evidentemente, di
funzioni di altissimo livello professionale che devono essere
fronteggiate con cura e senso di dedizione. La legislazione complessa
e monumentale, le difficoltà applicative anche in sede giudiziaria, la
circostanza secondo cui mai un caso da risolvere è uguale ad un altro
impongono all'agente di polizia municipale di approfondire continuamente
e di adeguare il proprio atteggiamento culturale ai tempi ed alle
necessità. Il cittadino legittimamente pretende di vedere la propria
polizia locale adeguata e professionalmente eccellente. Vuole
soprattutto la presenza del cittadino sulle strade e nei luoghi dove
maggiore è il bisogno di "sicurezza", intesa nel suo senso più generale.
E' ovvio che il migliore risultato in questo senso lo si può ottenere
solo attraverso una reciproca collaborazione tra cittadino e "vigile".
E' il punto più delicato del sistema. Non v'è dubbio che la Polizia
Locale ha lo spiacevole compito, spesso, di "reprimere": verbo di
sgradevole suono che significa alta probabilità di entrare in conflitto
con l'istituzione, perché certamente a nessuno fa piacere ricevere una
multa o qualche altro provvedimento che incide in senso ampio, sulla
propria "libertà".
Però se ci si sofferma solo qualche istante a
riflettere che la propria "libertà" deve arrestarsi davanti alla libertà
degli altri cittadini, molti comportamenti - che poi danno il senso di
ordine e di civiltà di una determinata comunità - possono essere evitati
o rimossi, poiché spesso si tratta solo di pessime abitudini, reiterate
nel tempo e adottate di sovente senza nemmeno rifletterci su. Pensiamo
alla presunta necessità di parcheggiare l'auto sul marciapiede per fare
la spesa o per consumare qualcosa al bar; di sostare con il proprio
veicolo sugli spazi riservati alle persone meno fortunate di noi; alla
proterva abitudine di non circolare con il casco o senza allacciare le
cinture; di parlare al cellulare mentre si guida: tutte condotte che
possono o ledere l'altrui libertà o porre in pericolo la sicurezza
propria e di terzi. Analogo discorso potrebbe essere fatto per altre
condotte, estranee al codice della strada, ma parimenti qualificanti,
come l'imbrattamento delle strade, la conduzione di cani senza
guinzaglio a spasso per la piazza gremita di bambini o lasciando che il
proprio animale (che pur deve fare i suoi bisogni) li faccia esattamente
al centro del marciapiede. Il desiderio del comandante della Polizia
Locale sarebbe quello di poter affermare che non sono state elevate
contravvenzioni, perché non ce n'è stato bisogno. Utopia? non lo so.
Certo è che la qualità della vita di una città non dipende né dal numero
degli agenti di polizia municipale, né dalla più o meno intensa attività
dagli stessi svolta: essa dipende solo dal grado di coinvolgimento di
tutta la cittadinanza e nell'immedesimazione di tutti i cittadini nei
valori di socialità che in una città non possono e non devono mancare.
Spesso capita di riflettere su alcuni servizi giornalistici nei quali la
nostra città è guardata con sospetto, individuata come "centro di
disordine" (è dell'estate 2002 il servizio del TG3 sul mancato uso del
casco, che ha equiparato Fondi ad altre realtà neanche tanto distanti):
anche qui lo stimolo è alla riflessione. Sostengo - e vi chiedo conforto
- che non è né civile né democratico pensare che una città possa essere
considerata "ordinata" o "vivibile" se per ogni cittadino vi sia un
poliziotto, un carabiniere, un finanziere o un vigile ad imporgli
comportamenti "civili". La Polizia Locale di Fondi sta crescendo,
assieme alla nostra bellissima città. Non abbiamo la pretesa di essere
infallibili. Anzi. Mi sento però di assicurare tutti che ciascun
componente del Corpo partecipa a questa grande scommessa con serietà,
sincero sentimento di appartenenza alla città e voglia di
professionalità.
Se sbagliamo, fatecelo sapere. Amiamo il confronto,
perché con esso si cresce e si matura e la critica, se costruttiva e
civile, è strumento di partecipazione diretta e motivo di legittimo
orgoglio democratico per una città dalle potenzialità infinite. |